Le truffe con le criptovalute si presentano in molte forme: come presunta piattaforma di trading con alti rendimenti, come “gruppo di investimento” su un messenger, come conoscenza online con un consiglio di investimento apparentemente sicuro o come sito web falso di una borsa famosa. In comune hanno il fatto che le persone coinvolte scambiano denaro in criptovalute e poi lo trasferiscono a un wallet controllato dai truffatori.
Spesso le persone interessate aprono un conto su una normale piattaforma di criptovalute seguendo le istruzioni, comprano lì delle monete e le inviano avanti. Sulla piattaforma truffaldina appaiono poi saldi crescenti, ma sono solo simulati. Se si richiede un prelievo, arrivano richieste di tasse o commissioni, oppure il contatto si interrompe.
Le transazioni sulla blockchain non possono essere tecnicamente annullate e i destinatari rimangono per lo più anonimi. Questo rende difficile far valere i propri diritti. Allo stesso tempo, i percorsi dei pagamenti sono pubblicamente tracciabili: se portano a una borsa regolamentata, questo può essere un punto di partenza per le autorità investigative. Perciò esaminiamo, oltre ai diretti colpevoli, anche altri possibili responsabili, sempre a seconda del caso.